Le rivelazioni di RIINA su BERLUSCONI: ”Ci dava 250 milioni di lire ogni 6 mesi”. E tutte le altre verità nascoste in questi anni.

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Totò Riina è morto. Lui è stato il protagonista indiscusso di un’epoca buia dell’Italia. Ha rappresentato la parte più spietata di Cosa Nostra, quella delle stragi. Numerosi uomini sono morti per sua decisione. Citiamo tra gli altri Boris Giuliano, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Successivamente a queste ce ne sono state di minori nel 1993. Secondo alcuni, in queste stragi avrebbe avuto un ruolo importante anche Silvio Berlusconi, che recentemente è stato formalmente indagato per questo motivo.
Totò Riina negli ultimi anni ha parlato varie volte di Silvio Berlusconi.
Nell’agosto 2013 Berlusconi era stato condannato in via definitiva per frode fiscale. La notizia non sfuggì a Totò Riina che, giudicando meritata la condanna, ha manifestato la volontà di uccidere Berlusconi. Il tutto è accertato dalle intercettazioni ambientali.

In un’intercettazione di fine 2013, poco prima della decadenza dalla carica di Senatore di Berlusconi, Riina ha detto che lo stesso dovrebbe stare in galera a vita. Ma le rivelazioni più scottanti arrivano l’anno successivo.
Nel luglio 2014 il pentito Antonino Galliano ha dichiarato che Berlusconi negli anni ’80 pagava Riina per ottenere protezione, stante il fatto che quello era il periodo della seconda guerra di mafia, in cui diversi boss hanno perso la vita. Finito questo conflitto, Berlusconi smise di pagare il corleonese e nell’86 il boss catanese Nitto Santapaola mise una bomba nella residenza milanese di Berlusconi. Berlusconi allora tornò a pagare.
A conferma indiretta delle dichiarazioni del pentito ci sono le intercettazioni ambientali registrate nel carcere dell’Opera il 22 agosto 2014. Riina ha affermato: “Berlusconi ci dava 250 milioni di lire ogni 6 mesi”, ma affermando anche di non aver mai incontrato il Cavaliere.
Se è vero che Berlusconi non ha mai incontrato Riina è però vero che la conoscenza di Berlusconi con esponenti di Cosa Nostra è indubbia: Vittorio Mangano, lo stalliere portatogli da Dell’Utri ( a quel tempo segretario di Berlusconi) era un esponente di Cosa Nostra, che verrà anche processato e condannato al Maxiprocesso di Palermo. Mangano ha soggiornato nella villa di Berlusconi ad Arcore tra il 1974 e il 1976. Berlusconi e Dell’Utri nel 2008 lo definiranno un eroe, perché non ha mai testimoniato contro di loro, anche se avrebbe avuto tutti i motivi per farlo. Paolo Borsellino, in un’intervista rilasciata due mesi prima di essere ucciso, ha definito Mangano una testa di ponte di Cosa Nostra nel nord Italia.
I giudici di Caltanissetta nel processo Borsellino quater (che riguardava i mandanti occulti della strage di Via d’Amelio) hanno scritto che Borsellino (che inizialmente non doveva essere una vittima designata di Cosa Nostra) è stato ucciso proprio a causa di questa intervista, incentrata sui rapporti tra Vittorio Mangano e Dell’Utri.  La corte di Caltanissetta ritiene che Riina abbia fatto uccidere Borsellino per salvaguardare persone a lui utili, anche per il futuro (secondo il pentito Salvatore Cancemi proprio Berlusconi e Dell’Utri). Lo scopo finale dei mafiosi era ottenere un governo che a loro sarebbe stato più comodo, senza troppa pressione sulla Mafia. E quell’intervista avrebbe potuto ledere alla reputazione di Berlusconi, che sarebbe diventato premier di lì a poco. Il pentito Salvatore Cancemi ricorda che nel 1992 Riina si sentiva tranquillo grazie a quegli ambienti milanesi, che avrebbero potuto dialogare con la classe politica per alleggerire la pressione statale su Cosa Nostra.

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