Confermato l’uso di gatti incendiari in Campania e Sicilia. Atto brutale e da condannare.

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Vesuvio, mercoledì 12 Luglio. I vigili del fuoco stanno controllando la zona incendiata, quando ad un certo punto si sono immediatamente girati dall’altro lato, orrificati da quella vista agghiacciante: infatti hanno trovato delle carcasse di gatti carbonizzati. Ma non erano gatti morti normalmente durante l’incendio: si trattava di gatti che erano stati cosparsi di benzina e poi sono stati  dati alle fiamme ancora vivi: le povere bestie hanno cominciato a correre in qualsiasi direzione in preda ai terribili dolori per circa 30 secondi, prima di morire. Alcuni di questi gatti, per poter raggiungere posti ancora più lontani, sono stati presi per la coda e fatti roteare per poi essere lanciati il più lontano possibile. In questa maniera le fiamme si sono diffuse rapidamente, anche in luoghi in cui l’uomo avrebbe avuto difficoltà ad accedere.

La tecnica di dare fuoco agli animali è conosciuta fin dall’antichità. I romani davano fuoco ai maiali che così scappavano, e tra il loro diventare una palla di fuoco impazzita e l’emettere versi di dolore mostruosi riuscivano a terrorizzare persino gli elefanti dei cartaginesi e di altri nemici (nacque da qui il luogo comune secondo cui gli elefanti hanno paura dei topi. In realtà per “topi” ci si riferiva ai maiali incendiari).
Più volte in tempi recenti sono stati utilizzati i gatti per diffondere le fiamme. E oggi il sud Italia è in ginocchio a causa degli incendi. Sicilia, Campania e Puglia sono state le regioni più colpita dalle fiamme nell’estate 2017.
In Campania la zona più colpita è stata quella del Parco Nazionale del Vesuvio. Anche in Sicilia, a quanto pare, sono stati utilizzati i gatti incendiari per dar fuoco a centinaia di ettari di macchia mediterranea. A  confermare questa tesi è stato anche Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi ed eroe della lotta alla mafia dei pascoli (proprio qualche mese fa riuscì a rimanere illeso dopo un attentato brutale. Alcuni malviventi circondarono la sua macchina e spararono decine di colpi che, fortunatamente, furono fermati dalla carrozzeria antiproiettile dell’auto).
L’utilizzo di questo ignobile metodo ci fa capire tutta la crudeltà di queste “persone”, se così si possono definire. L’essere umano dimostra ogni giorno sempre più di essere la vera bestia del mondo. È normale che la gente auguri pene infernali per chi appicca gli incendi, arrivando ad auspicare linciaggi e pena di morte. Sì, e ci mettiamo nei loro panni, perché coloro che appiccano incendi, secondo noi, non possono essere definiti esseri umani. Chi diffonde il fuoco mette a serio repantaglio la vita degli altri, i loro sacrifici, la campagna coltivata nel corso della propria vita e così via. Chi appicca il fuoco, semplicemente, non è degno di vivere. Ancor più se nel farlo si utilizzano in maniera crudele degli animali completamente innocenti. Noi non sopportiamo e gridiamo il nostro dolore ad alta voce.

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