UFFICIALE. SHAKESPEARE NACQUE A MESSINA: RINVENUTO L’ATTO DI NASCITA DELLO SCRITTORE. RISOLTA LA QUESTIONE DEI NATALI DEL GENIO INGLESE.

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Quella che fino ad oggi si riteneva essere solo una leggenda si è rivelata realtà: William Shakespeare era, in realtà, originario di Messina. La conferma arriva dal Centro Studi Shakespeariano di Stratford-upon-Avon, fino a ieri considerata la città natale di Shakespeare.
Il 26 giugno 2017 è stato, infatti, recuperato l’atto di nascita di Shakespeare, fino ad oggi mancante. Il documento è stato rinvenuto nell’archivio Shakespeare della biblioteca di Stratford- Upon-Avon, in mezzo ai documenti personali dello scrittore. Dall’atto di nascita si evince che Shakespeare si chiamava in realtà Michelangelo Florio ed è nato a Messina il 23 aprile 1564. lo scrittore era in realtà figlio di Giovanni Florio, un medico calvinista, e di una nobildonna, Guglielmina Scrollalanza.

Il sospetto che Shakespeare fosse originario di Messina nasce quando i critici letterari analizzarono attentamente una delle sue opere, “Much ado about nothing” (in italiano: Molto rumore per nulla), ambientata proprio a Messina. Ad un’attenta analisi non si tratta di una semplice ambientazione, dato che sono presenti espressioni e modi di dire tipicamente messinesi (ad esempio: “Mizzeca, eccellenza!”). Shakespeare dimostra, inoltre, di possedere una conoscenza della geografia messinese che non poteva essere certo posseduta da un semplice inglese. Quel dramma teatrale, insomma, non sembrava essere un semplice ritratto di Messina, ma qualcosa scritta su Messina da un messinese. E ieri è arrivata la conferma.
Con tutta probabilità Shakespeare ha lasciato l’Italia attorno al 1585 perché calvinista, cosa molto rischiosa a quel tempo, data l’intolleranza religiosa dei cattolici (suo padre fu ucciso per questo). Dopo aver viaggiato molto ha raggiunto l’ Inghilterra ed è entrato nelle grazie della regina Elisabetta I. È stato allora che ha deciso di cambiare identità. Probabilmente l’idea di tradurre il cognome della madre piuttosto che quello del padre fu dovuto al fatto che, semplicemente, “suonava meglio”.
L’idea di Shakespeare messinese si diffonde nel corso del Novecento, quando viene ipotizzato da alcuni critici letterari italiani come Santi Paladino, Enrico Besta e Martino Iuvara. Vi era infatti uno scrittore messinese, vissuto all’epoca della gioventù di Shakespeare chiamato Michelangelo Florio che scrisse una commedia in dialetto intitolata “Tantu trafficu ppi nenti” ed autore di un libro di proverbi (e molti di questi si ritroveranno nell'”Amleto”). Le analogie tra Florio e Shakespeare erano veramente troppe per essere ignorate.
Com’è facile immaginare la teoria non venne accolta bene dagli inglesi, che non volevano accettare che proprio il loro scrittore più famoso non fosse inglese. Invece in Italia è stata accolta con entusiasmo, tanto che un servizio sul caso era stato mandato in onda nella trasmissione televisiva Voyager. Adesso invece Shakespeare messinese è realtà: gli inglesi ne prendano atto.
Riempe d’orgoglio non solo i messinesi e i siciliani, ma tutti gli italiani.

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